Il
silenzio a volte, delle parole,
quelle
stesse a cui affido
l'urlo
muto delle mie inquietudini,
mi
avvince, mi sovrasta
metafisicamente
quando
un male indescrivibile
m'opprime
inspiegabilmente
e
cerco e scavo senza motivo
nel
lessico, tra gli angoli bui
di
un'umoralità alterata, afflitta,
desiderosa
ardentemente
di
esprimere e di rivelare
verità
nulle
inconsistenti
vuote
tautologie
forse
anche squallidi
luoghi
comuni di cui sono pregno più di quanto credo.
Taccio.Taccio.
E taccio,
ma
so già che la parola che
voglio
dire è tra
queste
trame evocatrici.
(10
febbraio 2018)
Nessun commento:
Posta un commento