venerdì 23 marzo 2018

Anelli cinesi, un'analogia matematica dell'esistenza


Noi europei veniamo a conoscenza degli «Anelli cinesi» nel XVI secolo, quando il frate Luca Pacioli, noto per il suo trattato sulla sezione aurea, lo importa dall'oriente e e ne dà una desrizione nel De viribus quantitatis. Da questo momento in poi il gioco sarà noto in Italia con il nome di «Anelli di Cardano», dal nome di un altro insigne matematico della epoca, Girolamo Cardano, che lo aveva menzionato in una sua opera.
Il gioco appertiene alla tipologia degli «Anelli e spada», consistente in un intreccio di anelli e chiavistello da districare. La meccanica del gioco di per sé non è particolarmente complicata, tranne per il grado di difficoltà che può rappresentare proprio il districamento: più è alto il numero degli anelli che compongono la catena maggiore è la complicazione della meccanica di gioco. In effetti, come si intuisce lo scopo del puzzle è liberare l'intreccio di catena e spada (una sorta di chiavistello) che è la struttura del gioco medesimo. La cifra dell'azione di gioco è dunque, realizzare il districamento degli elementi del gioco che consiste nel trovare di volta in volta la disposizione degli anelli rispetto alla spada in modo che questa possa scorrere lungo la catena senza incastrarsi: la spada deve attraversare l'intera catena prima di poter essere liberata. Pertanto, il districamento viene a realizzarsi in determinate condizioni, che risultano camuffate dall'intrigo di anelli che si complica quando si passa a dover liberare l'anello successivo a quello appena liberato.
Per intendere meglio questa spiegazione, si assegni per ogni posizione dell'anello lungo la catena una lettera dell'alfabeto; supponiamo che la catena sia composta da cinque anelli (è la versione che posseggo personalmente), iniziando a contare la catena dall'anello più esterno, abbiamo una sequenza A, B, C, D, E con un'avvertenza, l'anello iniziale, cioè A, si trova già districato, il che non vuol dire che nel corso del gioco non possa districarsi nuovamente, per cui la liberazione della spada dall'intreccio si realizza dopo che ci sarà stato il districamento di tutti gli anelli fino ad E. Come si evince, la meccanica di gioco è un poco laboriosa e richiede una buona dose di pazienza - gli aneddoti cinesi sul gioco concordano tutti nel mettere in rilievo questo dato – e di concentrazione, perché molte delle configurazioni degli anelli tendono a ripetersi e possono confondere il giocatore nella sua strategia di districamento: proprio il tema della concentrazione rivela chiarissimamente l'origine, almeno culturale, del gioco, poiché nella cultura taoista la concentrazione (affinata anche dalle tecniche di respirazione o ginniche) è premessa decisiva per giungere ad una conoscenza profonda della realtà, acquisita tramite la meditazione delle forme cangianti del reale; in tal senso, il gioco può considerarsi come un esercizio meditativo o in ogni caso, come un palliativo che induce alla concentrazione.
Inoltre, sul piano filosofico la liberazione della spada non è altro che effetto di una diversa disposizione, ergo “organizzazione” della catena rispetto all'intreccio e alla spada: un fatto che sembra compatibile anche con una struttura matematica del gioco. Il districamento crea sistemi d'ordine diversi che stanno tra loro entro un preciso sistema di corrispondenze. Il districamento meccanico compiuto dall'azione di gioco può assimilarsi alla concezione cinese del mutamento delle forme del reale: il mutare delle cose e degli esseri non è solo un divenire al modo occidentale, ma è anche un configurarsi di volta in volta in una forma che “esteriorizza” l'essenza della realtà, tuttavia questa forma è inestricabile dall'essenza e quindi essenza e forma si delineano nella cosa come un'unità originaria; ora, ciò vuol dire che la ricerca dell'essenza non può essere disgiunta dalle proprietà epistemologiche dell'oggetto e/o dell'essere, ma và delineata in rapporto alla forma così come essa si esprime. Insomma, l'essenza per determinarsi non può essere determinata senza un sistema di condizioni entro cui viene a «formarsi»: il districamento non è dunque uno scioglimento, o un superamento hegeliano, ma è il mutamento di condizioni materiali e spirituali entro cui la forma espressa rappresenta la liberazione dall'obbligazione e dal groviglio degli anelli oppure no. In tal senso, mi sembra che la meccanica del gioco possa essere un'analogia filosofica che può spiegarsi in relazione alla cultura cinese, ma nella prospettiva occidentale l'interesse di questa meccanica è puramente epistemologico.
Lo schema della disposizione degli anelli rivela la struttura algebrica che vi è implicita. I passaggi che il giocatore deve compiere per la risoluzione del puzzle rivelano una struttura relazionale in cui i pezzi si trovano in una trama di permutazioni, cioè lo spostamento degli anelli e la loro disposizione secondo alcune disposizioni descrive un'attività e una relazione definita da precise condizioni che sono valevoli per tutti. Una caratteristica che i matematici dell'epoca barocca avevano colto chiarissimamente, basti pensare alla solida tradizione della logica cominatoria nella filosofia europea, soprattutto nell'epoca del Rinascimento (cfr. Raimondo Lullo); certo, nel XVI secolo quest'interesse era fortemente affievolito, per via della filosofia cognitiva di Cartesio e l'empirismo di Berkeley, tuttavia rimaneva un fermo punto di riferimento in quanto viene ad elaborarsi una diversa concezione dell'esperienza congiungendo la cifra della stabilità del conoscere, affidata alla memoria (quindi enciclopedia e mnemotenica), con il potere di predizione della logica sillogistica; in questo contesto l'arte combinatoria, ricavata anche e non solo dal sincretismo con la Cabala ebraica, continua ad essere la struttura logica del ragionamento scientifico e del discorso corretto e vero (dobbiamo attendere la metà del XIX secolo per riformulare questa stessa visione del mondo della scienza).
Parlare di permutazioni allora, ci rinvia inevitabilmente al linguaggio formale di Boole e quindi al sistema dei numeri binari. Se ricorriamo al linguaggio dei numeri binari, la spiegazione dell'azione di gioco e la presentazione della soluzione del puzzle si rende più agevole, perché con i numeri binari di “uno” e “zero” indichiamo la posizione e la disposizione degli anelli nella configurazione della mossa. Con “uno” possiamo indicare l'anello ancora incastrato, mentre con “zero” l'anello districato (non è importante se l'anello liberato si trovi sopra o sotto la spada, conta lo stato della sua condizione), per cui per fare un esempio, se ottengo una configurazione del tipo 10101, questo numero binario verrà a descrivere la configurazione in cui gli anelli ancora incastrati si trovano nella posizione A, C e D: se riportiamo il valore numerico del numero binario nel sistema decimale il valore che otteniamo è il numero 21. Questa correlazione con il sistema dei numeri binario non è una bizzarrìa, ma indica una struttura algebrica della meccanica del gioco: se infatti, consideriamo la versione composta da cinque anelli, il numero di mosse possibili per la risoluzione del gioco è 2^5, cioè 32 mosse, per cui 21 può essere una delle configurazioni possibili per la soluzione del gioco. La struttura binaria dell'azione di gioco rivela che la meccanica si svolge entro un determinato sistema di condizioni e che il districamento è l'effetto di una precisa disposizione del sistema stesso, con una definita trama relazionale.
In tal senso, accanto al significato matematico-algebrico che il gioco possa esibire, la meccanica del gioco può esibire anche un'analogia filosofica che è compatibile certamente con la cultura cinese, ma a questo punto non solo.


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